10 novembre 2006

Questioni di composizione...

(prima parte)

Quando non si è ancora appassionati di fotografia, quando non si sa neanche cosa sia la regola dei terzi... si è portati a scattare le fotografie posizionando il soggetto principale perfettamente al centro del fotogramma. E' una cosa naturale, l'occhio, guardando nel mirino, si concentra sul soggetto e tende a trascurare il resto dell'inquadratura, andando a posizionare il soggetto centralmente. Il classico esempio che si può portare è la foto fatta ad un gruppo di persone: ci si concentra sui volti dei soggetti, li si va a posizionare al centro della foto e... si ottiene una fotografia con "i piedi tagliati"! Quando il fotografo è "la nonna che fotografa il nipotino", non rimarrà mai deluso dal risultato, ma negli altri casi, quando andremo a rivedere le foto scattate rimarremo delusi, forse non capiremo neanche il motivo della delusione, ma non saremo soddisfatti della fotografia.

In questo post voglio solamente "sollevare il problema" della composizione per portarci l'attenzione. Prossimamente andrò un pochino oltre ed inserirò alcuni rudimenti di composizione.

Inserisco queste tre foto dove gli elementi sono sempre gli stessi, ma cambia la loro posizione e la prospettiva all'interno della foto. Osservate gli scatti (cliccandoci potete ingrandirli) e poi proseguite la lettura.










prima immagine seconda immagine
terza immagine

Osservando le foto, vi sarete resi conto di come il vostro occhio si sposti in modo diverso sulla foto e si soffermi su elementi differenti presenti nello scatto, dando anche differente importanza ad ognuno di loro.
Nella prima foto (alto sx) l'occhio sarà partito dalla chiesa e si sarà spostato verso destra, andandosi a fermare sulla montagna che si trova sullo sfondo. La chiesa è un elemento che fornisce "profondità" allo scatto e fornisce informazioni al lettore riguardo l'ambiente del posto ritratto.
Nella seconda foto (alto dx) l'occhio sarà sempre partito da sinistra, ma quasi non si sarà soffermato sulla montagna, andandosi a "bloccare" sulla chiesa, che in questa foto risulterà essere il "vero soggetto" (anche a causa della prospettiva).
Nella terza foto (in basso) la situazione è molto diversa. L'inquadratura è più larga e c'è una maggiore profondità dello scatto: il sentiero che conduce alla chiesa è su un piano, dopo abbiamo la chiesa e su un ulteriore piano c'è la montagna. L'occhio seguirà questo susseguirsi di piani, alcuni saranno partiti dalla montagna per passare alla chiesa e seguire il sentiero... altri saranno partiti dal sentiero, arrivando alla chiesa per poi passare alla montagna.

Ciò che ho scritto riguardo i tre scatti potrebbe anche non corrispondere a ciò che è successo a voi guardandole, ma quello che sicuramente è successo è che il vostro occhio e la vostra attenzione all'interno delle foto si sono sicuramente comportanti diversamente nelle tre situazioni che ho proposto. L'intento di questi tre scatti era proprio quello di far capire come cambi molto al variare della composizione, del punto di ripresa e della prospettiva. Prossimamente inserirò qualche informazione più dettagliata sulla composizione e sulla "regola dei terzi".

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19 ottobre 2006

Tecnica: un colpo di flash all'aperto

1° puntata

Spesso si vede il flash come un accessorio utile solo per le feste di compleanno, per i battesimi, le Comunioni... insomma, per gli "interni" e per tutti quei casi dove c'è poca luce!

Invece oggi vorrei farvi vedere il caso opposto: quando usiamo il flash perchè abbiamo "troppa luce"! Può sembrare un controsenso, invece è proprio così. Forse sarebbe più giusto dire "quando c'è una luce sbagliata"... accade quando i fotografi di cerimonie si trovano a scattare all'esterno con un sole molto forte, ma può succedere anche con la fotografia naturalistica e di paesaggio. Si creano delle situazioni che sono troppo contrastate, ci troveremmo con delle parti della foto sovraesposte ed altre parti quasi buie. Il consiglio (quando è possibile) è sempre quello di scattare paesaggi con una luce "ideale" (normalmente quella del tramonto o dell'alba), ma quando questo non è possibile, dobbiamo trovare il modo di portare a casa comunque uno scatto "decente".

Sono sempre stato convinto che un esempio possa far ottenere più di mille spiegazioni: per far questo ho scattato 3 foto in controluce con esposizioni diverse con/senza il flash (le foto non hanno subito alcuna alterazione, sono "come le ha prodotte la macchina", fatta eccezione per il ridimensionamento)


Nella foto 1 ho esposto in maniera tale che la croce fosse leggibile, ma per far questo ho dovuto usare una coppia tempo/diaframma che ha sovraesposto la vallata di sfondo e soprattutto il cielo. Non poteva essere altrimenti vista la situazione d'illuminazione che c'era!







Nella foto 2 allora ho esposto per ottenere un'esposizione migliore che non "bruciasse" il cielo, ma così facendo ho ottenuto una croce molto sottoesposta, quasi una silhouette della figura. In cui sicuramente non si leggono i particolari.










Nella foto 3 ho cercato il compromesso usando il flash: ho esposto per ottenere un cielo che non venisse bruciato ed ho usato un leggero colpo di flash che schiarisse la croce ed i sassi su cui era piantata, per fare in modo che i particolari venissero leggibili.









Questo è stato solo un esempio di come si possa usare il flash in maniera "diversa dal solito" in un campo in cui si crede che il flash non possa servire. Ovviamente il consiglio è sempre quello di cercare la luce migliore, ma, quando questo non si può fare, si deve cercare una "parziale soluzione" al problema! Nonostante non ami utilizzare il flash in queste situazioni (soprattutto per la diversa temperatura di luce che introduce il flash nella foto dando un effetto "non naturale"), a volte può aiutare, soprattutto se usato a potenza ridotta solo come "schiarita".

... continua...

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16 agosto 2006

la calibrazione del monitor nella fotografia digitale

Con l'avvento della fotografia digitale, ha iniziato a ricoprire un ruolo essenziale la giusta calibrazione del monitor.

immagine dal sito www.babelcolor.com

Ormai tutti abbiamo delle fotografie salvate sui nostri computer e tutti ci troviamo a navigare sul web e vedere fotografie sui vari siti che visitiamo. Ma tante volte il nostro monitor non è assolutamente calibrato! Cosa significa calibrare? Significa standardizzare il monitor per fare in modo che riporti fedelmente le immagini sul nostro schermo, proprio come quelle immagini sono registrate. Avere un monitor "calibrato" significa che riusciamo a vedere nella maniera esatta le immagini, con i colori riprodotti fedelmente ed i giusti livelli di luminosità e di contrasto. Ogni monitor è diverso dall'altro, anche monitor della stessa marca e modello hanno delle differenze nella riproduzione dei colori sin da quando escono dalla fabbrica. Inoltre non basta calibrare il monitor del computer una sola volta: è un'operazione che va ripetuta costantemente a causa del deterioramento dei componenti del video che va a modificare la resa.

Per capire l'importanza della calibrazione basta pensare a cosa accade se abbiamo un monitor "troppo luminoso": guardando la foto sul monitor, questa ci sembrerà sovraesposta e abbasseremo la luminosità della foto fino a vederla "bene", ma, quando stamperemo la foto, avendo abbassato la sua luminosità ingannati da ciò che vedevamo sul monitor, ci troveremo con una foto molto scura! Una situazione simile si avrà anche per quanto riguarda i colori tarati male: se il nostro monitor, ad esempio, ha una dominante ciano, ritoccando le foto andremo a togliere questa dominante con il programma di fotoritocco, convinti che sia la foto ad avere la dominante... ma così facendo otterremo una stampa con troppo poco ciano.

Sostanzialmente esistono 2 tipi di monitor: devono essere calibrati sia i monitor crt (quelli con il tubo catodico) sia gli lcd (gli schermi piatti a cristalli liquidi). Fino a poco tempo fa le differenze di resa tra crt e lcd facevano preferire i crt per tutti gli impieghi di fotografici e per tutti i campi di utilizzo dove la qualità dell'immagine la fa da padrona (soprattutto grazie ad un contrasto più elevato per i crt). Adesso queste differenze si sono assottigliate notevolmente per i monitor lcd di elevata qualità, mentre continuano a rimanere nel caso di schermi lcd "economici", per questo chi ha un budget limitato e non ha problemi di spazio dovrebbe preferire l'acquisto di un monitor crt.

La calibrazione riguarda molti aspetti, dalla luminosità al contrasto passando per il colore. In questo post voglio solo fare una "panoramica", senza avere la pretesa di trattare completamente l'argomento nella sua complessità.
Le regolazioni che si possono fare sono molte e si può procedere ad una calibrazione abbastanza "grossolana" oppure ad una molto più "fine" utilizzando anche strumenti molto precisi studiati appositamente.

In tutti i tipi di calibrazione è consigliabile (se il vostro monitor lo permette attraverso il suo menu) impostare il punto di bianco dello schermo ad una temperatura colore di 6.500k circa (valore standard per il ritocco fotografico). Questa regolazione vi potrà far sembrare il bianco più "giallino", ma dopo poco tempo il vostro occhio si abituerà ed i miglioramenti saranno evidenti sulle vostre foto.
Inoltre si deve tenere presente la luce ambiente in cui operiamo: infatti la luce ambiente influenza anche di molto la percezione delle immagini sullo schermo. Per questo motivo quando procediamo calibrare il monitor, dovremmo avere l'accortezza di avere nella stanza lo stesso tipo e quantità di luce che avremo quando opereremo sulle nostre fotografie.

Una prima calibrazione grossolana, adatta a chi non ha esigenze di fotoritocco, ma che permette di migliorare sensibilmente la visualizzazione delle immagini sullo schermo, vede l'utilizzo della scala di grigi (riprodotta in figura qui sotto).

cliccare sull'immagine per ingrandirla a schermo intero

la scala di grigi nell'immagine riproduce le tonalità di grigio dallo 0% (bianco assoluto) al 100% (nero assoluto) in passi del 5%. Per ottenere una buona calibrazione del monitor si devono impostare luminosità e contrasto per fare in modo che tutte le gradazioni di grigio siano visibili sul monitor, facendo attenzione ai punti più critici che vanno dal'80% al 100% e dal 15% allo 0%. Una volta ottenuto questo risultato avremo già un sensibile miglioramento. Inoltre sapendo che lo 0% della scala è il bianco assoluto, potremo accorgerci se il nostro monitor inserisce delle dominanti di colore che "sporcano" il bianco!

Una seconda regolazione più accurata la possono ottenere facilmente tutti i possessori di Photoshop®: quando si installa il software di Adobe®, sia con la versione CS sia con la versione elements, si installa anche l'applicativo Adobe Gamma® che ha proprio lo scopo di guidarvi nella calibrazione del vostro monitor nella maniera più semplice possibile. Troverete l'icona per lanciare Adobe Gamma nel pannello di controllo di Windows®. Una volta avviato l'applicativo, basterà seguire pochi semplici passaggi per ottenere un monitor calibrato (anche per ogni singolo canale rgb). Alla fine della procedura di calibrazione (non mi soffermo perchè è veramente intuitiva ed è anche spiegata nella guida di Photoshop) potrete vedere la differenza di resa del vostro monitor e potrete salvare il profilo colore (ICC) così ottenuto per fare in modo che ad ogni avvio del PC il monitor sia perfettamente tarato secondo quanto avrete impostato.
Gli utenti Mac hanno un sistema equivalente di regolazione andando in preferenze di sistema > monitor.

Un terzo tipo di regolazione fine la si ottiene con strumenti hardware appositi. Esistono in commercio diversi tipi di sonde, prodotte sia per monitor crt sia per lcd. Queste sonde si appoggiano allo schermo del monitor ed il software in dotazione farà passare sul monitor diversi tipi di immagini standardizzate che la sonda "osserverà". In base ai dati raccolti, lo strumento regolerà il monitor e lo calibrerà nella maniera più precisa possibile. Alcuni di questi apparecchi sono venduti anche nella versione per stampanti: oltre alla sonda ed il software per la calibrazione del monitor, ci sono strumenti adatti a regalare stampe fatte in casa assolutamente fedeli a quanto vediamo a video.
Le sonde più conosciute per la regolazione del monitor sono: ColorVision Spyder - Eye-one Display - Monaco Optic XR

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15 giugno 2006

Fotografia panoramica - come realizzarla in digitale

panoramica del lago di Martignano (Rm)
panoramica ottenuta dall'unione di 12 scatti - © Francesco Ferruzzi




Ogni tanto mi diverto a creare delle fotografie panoramiche... cioè che hanno le proporzioni tra lato lungo e lato corto diverse dal canonico 3:2, come ad esempio 4:2... 5:2... etc etc!

Fino a quando il digitale non era sbarcato nel mondo della fotografia, questo genere di foto erano "riservate" ai professionisti, visti gli alti costi delle apparecchiature necessarie a realizzarle. Oppure ci si doveva accontentare di scattare tante foto, farle stampare e poi legarle tra loro con dello scotch! Grazie al digitale l'operazione di unire insieme più scatti è diventata relativamente semplice, ma richiede sempre una certa attenzione in fase di ripresa, con alcuni accorgimenti che risultano essere fondamentali per la riuscita dello scatto!

Per realizzare una foto panoramica si deve mettere la fotocamera su treppiedi (o cavalletto, chiamatelo come volete!) e fare in modo che la fotocamera sia "in bolla" (cioè non deve pendere in nessun senso, soprattutto lateralmente). A questo punto si regola l'esposizione in maniera manuale (non si possono usare gli automatismi della fotocamera, perchè in quel modo l'esposizione delle foto sarebbero diverse l'una dall'altra e si vedrebbe lo "stacco" tra le varie foto una volta unite), l'esposizione scelta dovrà essere il miglior compromesso possibile tra le luci e le ombre di tutta l'immagine finale. Anche la messa a fuoco dovrà essere impostata manualmente (nel caso di alcune compatte che non hanno la messa a fuoco manuale, a volte si può impostare la messa a fuoco su "infinito") e ovviamente non dovrà essere modificata per tutta la sequenza di scatti.
Finalmente si inizia a scattare... fatta la prima foto, si fa ruotare la fotocamera in modo che circa il 25% dell'immagine si sovrapponga alla foto già scattata (è fondamentale questa "sovrapposizione" degli scatti, per fare in modo che quando si uniranno le foto non si abbiamo spazi "bianchi"). Si procede in questo modo fino a coprire tutte le parti dell'immagine finale che si vuole ottenere.
Una volta arrivati a casa si uniranno tutti gli scatti tra loro, o manualmente (con la sovrapposizione dei vari scatti) o con un software apposito (ne esistono freeware, ma sono anche compresi in Photoshop, Acdsee ed in molti dei programmi che vengono forniti con le fotocamere). Probabilmente l'immagine ottenuta dovrà essere ulteriormente sistemata, dovrà essere ritagliata... per questo è sempre meglio includere nei vari scatti delle porzioni maggiori di soggetto, per non rischiare di dover tagliare delle parti che riteniamo importanti!

Ovviamente questi sono gli aspetti fondamentali di cui si deve assolutamente tener conto per effettuare una fotografia panoramica. Esistono poi altri accorgimenti che a volte possono sembrare "eccessivi", altre volte sono l'unico modo per portare a casa la foto!
Un aiuto può venire dalle teste per treppiedi che permettono di lasciare bloccata la fotocamera ed effettuare solo il movimento pan (cioè "orizzontale", senza che la macchinetta fotografica subisca altri spostamenti che possono rovinare la sequenza), oltre alle classiche teste a tre movimenti che ovviamente consentono di effettuare anche solo il movimento pan, esistono delle teste a sfera (come la mia) che danno questa possibilità. Sempre in tema di teste per treppiedi, la teoria vuole che l'asse di rotazione della fotocamera non debba coincidere con il piano pellicola, ma che la fotocamera debba girare sull'asse del punto nodale dell'obiettivo (punto in cui l'immagine all'interno dell'obiettivo subisce un "capovolgimento"). Questo per non modificare la prospettiva di ripresa, come invece avviene se si fa ruotare la fotocamera "normalmente", ma nella fotografia di paesaggio questo aspetto può essere trascurato il più delle volte (per gli altri casi, esistono delle teste abbastanza costose studiate appositamente per far ruotare il sistema obiettivo/fotocamera intorno al punto nodale dell'obiettivo). Può essere d'aiuto anche uno scatto flessibile (elettronico o meccanico) che ci permette di non dover impugnare la fotocamera ogni volta (con il relativo rischio di spostarla). Se la testa del treppiedi che stiamo usando non la implementa, è importante una livella per porre in bolla la fotocamera. Per evitare difficoltà legate alla prospettiva data dall'obiettivo, spesso è preferibile utilizzare il classico 50 mm, che oltre ad essere economico anche in versioni molto luminose, non deforma l'immagine e quindi evita problemi in fase di giunzione degli scatti (inoltre usando un grandangolare si rischia di far "perdere" i particolari nella vastità dell'immagine ritratta).

Un accorgimento che può rivelarsi importante è quello di scattare con la fotocamera in verticale, in questo modo l'immagine finale avrà una risoluzione maggiore rispetto a quella che otterremmo scattando con la fotocamera in orizzontale (quindi la potremo stampare in un formato maggiore).

Un ultimo appunto: molte fotocamere compatte implementano una funzione per effettuare foto panoramiche senza il treppiedi, in pratica sullo schermo della fotocamera compare una porzione dell'immagine scattata precedentemente, in questo modo basta sovrapporre la parte della foto già fatta con la parte nuova e si potrà ottenere la giunzione degli scatti. Il metodo è sicuramente d'ausilio e può rivelarsi utile in diverse situazioni, ma soprattutto quando vogliamo unire semplicemente 2 o 3 scatti, in situazioni più "complesse" è da preferire sicuramente la procedura che ho descritto in precedenza.

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Per chi volesse approfondire ulteriormente l'argomento, la Manfrotto® ha pubblicato sul suo sito una guida che può rivelarsi utile (anche se ovviemente vengono utilizzati tutti loro accessori), disponibile a questa pagina.

Altri miei scatti realizzati con questa tecnica si trovano nella pagina dedicata alle copertine del mio sito. (non tutti gli scatti di questa pagina sono panoramiche ottenute dalla giunzione di più scatti)

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12 maggio 2006

Il fattore di ingrandimento nella fotografia digitale

Spesso parlando di fotografia digitale ci si imbatte nel fattore di moltiplicazione della focale.

Quello che succede è di trovarsi a moltiplicare la lunghezza focale delle ottiche per un determinato fattore (dipendente dal sensore che equipaggia la fotocamera). Questo è dovuto al fatto che molte macchine digitali montano un sensore di dimensioni inferiori al formato della pellicola.



cliccare sull'immagine per ingrandirla

Nella figura possiamo vedere un raffronto tra la grandezza di un negativo 35 mm (quindi che misura 24*36 mm) ed un sensore digitale aps-c (nota 1) che misura 16,7*25 mm.
Come si può vedere, l'area coperta dal sensore digitale aps-c (in verde) è inferiore a quella coperta da un negativo 35 mm (in rosso), anche se le proporzioni del fotogramma sono identiche (il lato corto è 2/3 del lato lungo). Questo comporta che uno stesso soggetto (nella figura rappresentato da una "farfalla") occupa maggiore spazio nel fotogramma nel caso del sensore aps-c facendo sembrare il soggetto "più grande" nella foto (o "più vicino"), quindi è come se avessimo fatto la foto con un teleobiettivo più potente. E' per questo effetto di "avvicinamento" che le lunghezze focali degli obiettivi devono essere moltiplicate per un determinato fattore di moltiplicazione dipendente dalla grandezza del sensore.
Se ci trovassimo a fotografare con un obiettivo da 100 mm montato su fotocamera digitale con sensore aps-c (che ha un fattore di moltiplicazione delle ottiche di 1,6x), quell'obiettivo avrà un effetto di "avvicinamento" pari ad un 160 mm.

Questo effetto comporta un "innalzamento generale" delle ottiche verso lo spazio dei teleobiettivi.
Il problema riguarda i grandangoli. Infatti un grandangolo da 28 mm diventerà un 45 mm (in pratica diventa un "normale", cioè vicino ai 50 mm che è la focale a cui l'obiettivo riporta lo spazio fotografato della grandezza percepita dall'occhio umano, senza allontanare o avvicinare il soggetto). E' per questo motivo che negli ultimi mesi le case produttrici stanno immettendo sul mercato molti obiettivi forti grandangolari, perchè un 17 mm che sul fotogramma classico 24*36 è un grandangolo spinto, montato su un aps-c diventa un 27 mm, cioè un obiettivo mediamente grandangolare.
Al contrario si sentono dei benefici notevoli nel campo dei teleobiettivi. Un teleobiettivo da 200 mm diventerà un 320 mm e, cosa importantissima, manterrà la stessa luminosità! Un 300 mm con luminosità f/2,8 costa molto; al contrario, un 200 mm f/2,8 ha un costo decisamente più basso... basterà montare un 200 mm f/2,8 su una fotocamera con sensore aps-c per ottenere un 320 mm f/2,8.. niente male!!! Addirittura, montando un 300 mm si otterrà un 480 mm!!! L'unico neo è che ci si dimentica di avere un teleobiettivo "più potente" del suo valore nominale e si rischia di non usare tempi abbastanza brevi da scongiurare il rischio mosso.



Nell'esempio, per semplicità ho parlato solo del caso di sensori aps-c, ma esistono sensori digitali di diversi formati, quindi con fattori di moltiplicazione diversi. Gli aps-c vengono montati dalla Canon su molte delle sue macchine digitali reflex, ma la stessa Canon ha in catalogo reflex equipaggiate con sensori che hanno fattori di moltiplicazione 1,3x ed ha anche reflex con sensori full format (FF) che sono sensori della stessa dimensione del negativo 35 mm (24*36 mm), quindi il loro fattore di moltiplicazione è pari a 1x (cioè non esiste fattore di moltiplicazione delle ottiche). Molte Nikon montano sensori con fattore di moltiplicazione 1,5x. Esistono inoltre sensori che non hanno il rapporto lato-lungo/lato-corto pari a 3:2, ma lo hanno pari a 4:3.
Quindi quando si studia una macchina digitale si deve sempre "indagare" sul formato del suo sensore per capire con quali ottiche ci troveremo!

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(nota 1) Il sensore aps-c prende il nome dal formato analogico aps nella sua versione C (che significava Classico). Oltre la C esistevano anche la H (Hdtv - con rapporto tra i lati 16:9 e superficie di 16,7*30,2 mm) e la P (Panoramico - con rapporto tra i lati 3:1 e superficie di 10*30,2 mm). I sensori aps-c prendono appunto il nome dal corrispondente formato nella fotografia analogica.

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26 aprile 2006

La corsa ai megapixel...

per chi fosse a digiuno di termini come "pixel" o "risoluzione", consiglio di dare un'occhiata qui: "pixel"

MEGAPIXEL.... quando ci si trova a parlare di fotografia digitale, viene sempre fatta la domanda: "ma quanti megapixel è?"... quando esce una fotocamera nuova, quando chiediamo informazioni sulla macchinetta fotografica di un nostro amico... Sembra l'unico parametro fondamentale nella scelta e nella valutazione di una fotocamera digitale!

Ma in realtà, quanto contano i megapixel?

Probabilmente molto poco... per i formati di stampa più utilizzati (10x15, 13x18, 15x20...) non conta avere 8 megapixel invece di 6... la qualità della foto non sarà influenzata in nessuna maniera (basta pensare che per una stampa 13x18 bastano 3 megapixel)! Tutte le macchinette attualmente in commercio sono assolutamente in grado di soddisfare le esigenze di un utilizzatore di compatte digitali.
E' assolutamente falsa l'idea che una fotografia, magari stampata in un "semplice" 13x18cm, sia venuta "male" perchè la macchina ha "SOLO" 5 megapixel, mentre al nostro amico che ne ha 8 è venuta benissimo grazie alla risoluzione maggiore! L'eventuale differenza causata dalla "carenza di megapixel" in realtà si vedrà solamente andando a stampare forti ingrandimenti di quella fotografia! Quando una foto è venuta male, la colpa è di altri parametri: per prima la mano del fotografo (anche se non ci piace ammetterlo), poi vengono altre caratteristiche della macchinetta come la luminosità dell'obiettivo, la qualità del sensore, il software della macchinetta (eh si, quando scattiamo una fotografia digitale, nella nostra macchinetta c'è un software che "sistema lo scatto" prima di registrarlo sulla scheda di memoria!) e tanti altri parametri che sarebbe troppo complicato analizzare.

La quantità di pixel è importante solo in alcuni casi. Ad esempio quando vogliamo fare un forte ingrandimento di una fotografia (ma anche qui dobbiamo considerare che un ingrandimento di 50x70 cm non sarà visto dalla stessa distanza a cui si vede una stampa 13x18, quindi la risoluzione della stampa potrà essere inferiore ai 300dpi consigliati per avere una stampa di qualità fotografica) oppure quando vogliamo fare un crop (cioè vogliamo "tagliare" solo una parte di un'immagine, ad esempio abbiamo fatto una foto ad una persona "intera" e vogliamo ottenere un ritratto a "mezzobusto", in questo caso con un software taglieremo solo una parte della fotografia, ottenendo un'immagine completamente differente, ma per far questo senza rinunciare alla qualità dovremo avere una foto originale con molti megapixel).

In definitiva quindi, soprattutto se non pensate di voler stampare dei poster dalle vostre foto o fare dei crop delle vostre immagini, non bisogna dare grande importanza alla quantità di pixel di una fotocamera, è meglio dare maggiore importanza alla qualità dell'obiettivo e del sensore o verificare la presenza di funzioni avanzate che permettano veramente di ottenere "foto migliori"!

PS fotocamere digitali reflex semi-professionali (utilizzate anche da professionisti, magari come secondo corpo macchina) hanno dai 6 agli 8 megapixel "soltanto"!

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